Infedeltà coniugale reato? Ecco cosa prevede la legge

Cos’è il reato di infedeltà coniugale

La fedeltà è uno dei punti più significativi dell’impegno matrimoniale. Il principio dell’esclusività tra un uomo e una donna sta infatti alla base del principio giuridico della non libertà di stato, definito dall’articolo 86 del Codice Civile: “Non può contrarre matrimonio chi è vincolato da un matrimonio precedente”. Poiché l’infedeltà è una delle più frequenti cause di separazione tra coniugi, ci si domanda spesso se questa sia reato.

Infedeltà coniugale reato o no? In passato nell’ordinamento giuridico italiano esistevano i reati di adulterio e concubinato. Il primo era riferito alle moglie che era stata infedele al marito e prevedeva la reclusione fino a un anno, mentre quello di concubinato era a carico del marito che avesse avuto una concubina. La pena era le reclusione fino a due anni.

Infedeltà coniugale reato: cancellazione degli articoli e rilevanza giuridica

Alla violazione del dovere di fedeltà, quindi era attribuito un valore tale da avere conseguenze penali. Regolati rispettivamente dagli art. 559 e 560 del Codice Penale, i reati di adulterio e concubinato sono stati cancellati con due sentenze della Corte Costituzionale, che hanno ritenuto illegittimi i relativi articoli.

Oggi, dunque, l’infedeltà coniugale non rappresenta un reato e non ha conseguenze penali, ma gli viene ancora attribuita un’elevata rilevanza dal punto di vista giuridico. Questa infatti può avere importanti conseguenze sul piano civilistico.

Se ad esempio due coniugi si separano, l’infedeltà coniugale può essere causa di addebito della separazione a carico del coniuge che non ha rispettato l’obbligo di fedeltà. Un’eventualità che può verificarsi solo a condizione che l’infedeltà sia stata la causa che ha dato origine al deterioramento del matrimonio o all’intollerabilità della convivenza.

Infedeltà coniugale e addebito separazione

Ma quando è possibile ottenere l’addebito della separazione per infedeltà coniugale? Si può chiedere l’addebito della separazione a fronte di una violazione dei doveri familiari e coniugali da parte del coniuge. La richiesta che può essere presentata solo in sede di giudizio dal coniuge incolpevole, e non è prevista per le separazioni consensuali, ma solo per quelle giudiziali.

Nel valutare l’addebitamento il giudice deve verificare l’effettiva inosservanza dei doveri coniugali e provare l’esistenza di un nesso di causalità tra il comportamento del coniuge infedele e l’impossibilità per l’altro a continuare una convivenza divenuta intollerabile.

Il coniuge a cui viene addebitata la separazione perde i diritti al mantenimento e gli vengono attenuati i diritti successori. In caso di eredità, infatti, il coniuge al cui è stata addebitata la separazione spetta solo un assegno vitalizio, se alla data di apertura del testamento godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto.

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